Manifesto
Manifesto sull’impegno sociale della fotografia e dei fotografi autori
di Giuseppe Cocco ©
La fotografia non rivoluziona il mondo, ma, attraverso la sua forza evocativa, la potenza creativa e testimoniale, supportate da un linguaggio esteticamente “accattivante”, induce a riflettere, e può cambiare le coscienze. Può, altresì, rappresentare una rivoluzione con la sua capacità di parlare un linguaggio tra i più compresi al mondo, rendendola ambasciatrice di pace e strumento di dialogo, anche dove questo stenta a partire o ripartire.
E’ nostra convinzione che l’Italia abbia bisogno di armonia, serenità, bellezza, cultura.
Riscoprire la propria identità, significa riappropriarsi dei valori non negoziabili, della passione per l’appartenenza ad un paese unico, ricco di storia e di civiltà che, in centinaia di anni i nostri padri hanno saputo far sedimentare nei luoghi e territori nel rispetto e nell’amore per l’ambiente, con le sue bellezze naturali e architettoniche.
C’è bisogno, quindi, di valorizzare e promuovere la creatività che, ancora oggi, si esprime attraverso l’originalità, la diffusione e la vastità di tradizioni culturali, enogastronomiche ed artigianali, le produzioni agricole, l’arte, gli ambienti naturali ed urbanistici.
Democrazia è partecipazione, e noi fotografi autori, sentiamo forte la responsabilità a impegnarci nel sociale, a tutti i livelli, per risvegliare le coscienze e le identità individuali, e territoriali.
Perché, solo educando alla bellezza si affina la sensibilità, e raccontando con immagini positive si riconquista il rispetto, il senso di appartenenza e si da il gusto di reagire e ripartire.
Il XX secolo ha rappresentato la crescita esponenziale di progressi scientifici e tecnologici. Sono cambiate le nozioni di spazio e tempo, grazie alla spinta dell’immaginazione e dell’ingegno umano.
Non altrettanto possiamo affermare per la convivenza sociale e lo status dei popoli e degli individui, per i quali, dobbiamo registrare una tendenza contraria che ha portato gran parte degli esseri viventi ad uno stato di degrado sociale ed esistenziale aberrante. Stesso destino, hanno subito l’ambiente e le risorse del pianeta che, con altrettanta crescita esponenziale, sono sottoposte ad un depauperamento criminale, inesorabile.
Sul nostro pianeta si è creato uno squilibrio sociale, civile, etnico, geopolitico, di macroscopiche proporzioni.
Paradossalmente, forze centripete, hanno realizzato un contrasto che ha portato a contrapporsi la rapidità dei mezzi di comunicazione, telematici e di trasporto, che annullano le distanze avvicinando gli abitanti della terra, all’aumento delle distanze millenarie che si frappongono tra le etnie, e, irrimediabilmente, tra i singoli individui.
Sono terribili distrazioni e superficialità alle quali i fotografi autori, testimoni attenti e sensibili, si sottraggono, chiedendosi quale sia il proprio ruolo in questo momento, di fronte a questo mondo.
Queste emergenze hanno rappresentato per me la spinta fondamenta fin dai miei inizi professionali, alla fine degli anni ‘70, ad un impegno etico, ad un lavoro politico e sociale, attraverso l’uso della fotografia.
In Italia e nel mondo, in questo momento storico, è nostra convinzione, che ci sia bisogno di riscoprire la forza della bellezza, che gli autori fotografi, attraverso la loro opera, interpretando i territori e le realtà contemporanee, possono offrire con la testimonianza all’identità contemporanea tutta da riscoprire, in stile non convenzionale in grado di coniugare, forza della visione, ispirazione, sensibilità e linguaggio artistici, con i valori sociali d’identità, da trasmettere e veicolare, dai territori al resto del mondo. Il fotografo autore, si sente chiamato a coinvolgersi con il suo stile espressivo, eletto a linguaggio interpretativo, ad interpretare e conoscere, scoprire e conservare i valori che rappresentano la cultura e l’essenza di uomini e luoghi. Perché la fotografia è mezzo d’eccellenza per una comunicazione universalmente compresa, in grado di visualizzare atmosfere e sensazioni astratte concretizzabili, di caratteri immateriali delle identità caratteristiche e caratterizzanti dei territori, attuando dialogo senza confini.
Siamo convinti, quindi, che per risolvere i problemi, si debba trovare uno scopo e lavorarci tutti e ognuno, senza delegare nessuno; questo scopo è la promozione di quell’unicum che ci è riconosciuto da tutto il mondo senza eccezioni: l’Italia con la sua creatività, i suoi paesaggi, la sua arte, le sue produzioni e le sue atmosfere.
In un’Italia che ha aderito acriticamente, irresponsabilmente, immaturamente, ad una globalizzazione occidentale bulimica, in cui ogni scelta è ispirata dall’eccesso di avere, consumare e sprecare egoisticamente e non da un’educazione al rispetto all’essere, all’altruismo e al condividere, è necessario fermarsi a ripensare o pensare che, in Italia:
tutte le scelte industriali si stanno esaurendo e devono essere reinventate;
si deve trovare posto per un ordine sociale;
si devono realizzare infrastrutture finalizzate al progresso e alla modernizzazione;
si deve trovare il modo di potenziare il sistema dei trasporti collettivi, dagli aerei ai treni, insegnando a diminuire l’uso di quelli individuali e privati;
si deve modernizzare la scuola e l’università, finalizzando gli studi scolastici a scelte realistiche basate sulle reali disponibilità lavorative effettivamente offerte dal Paese;
si deve finalizzare la produzione;
c’è bisogno di risparmiare energia e produrne di ecosostenibile;
c’è bisogno di conservare l’ambiente;
si deve imparare ed educarsi a consumare responsabilmente;
si deve imparare ad usare le risorse e l’ambiente in maniera resonsabile;
si deve educare al dovere e al rispetto.
In un mondo globalizzato, economicamente, commercialmente, spesso culturalmente, si deve trovare un prodotto competitivo, unico e irripetibile che porti beneficio alle entrate economiche individuali, comunitarie locali e nazionali: l’Italia con la sua bellezza, la sua Arte, la sua identità territoriale materiale e immateriale.
La figura del fotografo socialmente impegnato, che nasce da questo progetto, è portatrice di un fattore “morale” che s’inserisce nel calcolo economico e nel progetto di sviluppo dei territori e delle imprese, supportandole con la lettura e l’interpretazione delle “identità territoriali” per i primi e della “corporate identity” per le seconde, arricchendone il messaggio e trasformandolo in una vera e propria mission.
I territori italiani costituiscono l’asse portante dell’offerta turistica, attraverso una forte identità storica, artistica, artigianale, culturale, monumentale, paesistica, ambientale, archeologica, agro-alimentare ed eno-gastronomica. Eppure, molte, troppe di queste realtà, pur ricche di straordinari valori, unici nel loro genere, ancora oggi non riescono pienamente a sfruttare turisticamente le proprie risorse; non sono inseriti nei circuiti turistici più conosciuti, e che per ciò stesso, soffrono di una carenza endemica di strutture ed infrastrutture ma anche e soprattutto, di comunicazione visiva e conseguentemente, di visibilità.
Le innumerevoli imprese che insistono sui nostri territori da nord a sud d’Italia, sono identità autonome che con la propria specifica eccellenza, creano un mercato di prodotti originali, particolari, unici e differenziati, frutto di un saper fare che unisce culture, storia, immaginazione, inventiva, creatività, tecnologia. Tutte qualità utili e necessarie agli scambi interculturali e per l’avvicinamento tra popolazioni che, nella diversità, trovano spunti di dialogo in un’economia pluriculturale, non uniformante.
Pur trovandoci nell’epoca della civiltà dell’immagine, molta parte del territorio italiano, ancora oggi, soffre di un cono d’ombra che lo rende invisibile. Pertanto, si sente la necessità di innescare un sistema virtuoso di moltiplicazione di icone basate su belle immagini, in grado di raccontare il bello, presente in maniera diffusa sull’intero territorio italiano, realizzando un sistema di comunicazione visiva ridondante che lo collochi stabilmente nell’immaginario collettivo nazionale ed internazionale.
Altrettanto dicasi, per le imprese e i prodotti tipici che vengono scelti in base a valori aggiunti immateriali, fatti di sensazioni, leggende, atmosfere, paesaggi e scorci; luci e ombre, tramonti e nebbie, scorci, pievi, filari e campi di grano, colline con strade serpeggianti tra colline, ora verdi ora dorate, o pettinate da filari e solchi, accompagnate da file di cipressi; uliveti, vigneti, boschi, coste e montagne, pescatori che riassettano reti, paesaggi di marmo che producono lardo. Da tutto questo e molto altro, i prodotti tipici, le imprese e i territori che li producono, possono trarre beneficio dalla fotografia e dalla fotografia d’autore, che, con il proprio stile espressivo eletto a linguaggio interpretativo, rappresentano la forma ideale, la sola in grado di rendere con efficacia, capace di valorizzare ogni elemento, ogni qualità, ogni tipicità.
Ora, alla soglia del nuovo millennio, pensiamo alla fotografia – arte e strumento di comunicazione -, come progetto di avvicinamento e congiunzione di tutto ciò che è reciso e spinto verso distanze contrapposte; penso che essa debba ritrovare e ripensare la sua potenza di strumento di conoscenza e analisi della realtà che, mediando tra contemplazione, documentazione e campagne di denuncia, sfrutti la sua onnipresenza e potenza comunicativa universale.
L’impegno congiunto fotografia/imprenditoria/territori che nasce da questo progetto, è portatore di un fattore “morale” per la promozione del pensiero, dello sguardo, dell’azione per la bellezza, che diviene mission.
Giuseppe Cocco, 2008
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