Risoluzione del Parlamento Europeo del 7 giugno 2007 sullo Statuto Sociale degli Artisti
Miglioramento della situazione degli artisti in Europa
La situazione contrattuale
La protezione dell’artista
La politica dei visti: mobilità e impiego dei cittadini di paesi terzi
Formazione lungo tutto l’arco della vita e riconversione
Verso una ristrutturazione delle attività amatoriali
Garantire la formazione artistica e culturale sin dalla più giovane età
Crisi economica che fare
Recessione, vuole dire recedere, e quindi ripensare, ritornare sui propri passi. Chi troppo vuole nulla stringe e l’unica è spostare le lancette all’indietro. Da individui si dice sempre, in là negli anni, ah se avessi vent’anni ma con l’esperienza dei cinquanta, ebbene è proprio ciò che possiamo fare nel mondo globalizzato e progredito. Usare ciò che abbiamo conquistato riscoprendo il modo di vivere di alcuni decenni fa.
Da Davos tanta preoccupazione ma nessuna vera proposta o soluzione concreta.
Certo, fino a che i grandi economisti e i politici continueranno a ragionare con le pance piene e partendo dalla volontà di ristabilire la realtà precedente alla crisi non arriveranno ad una soluzione.
Primo, fare un time out, riconoscere che tutto ciò che si è fatto fino ad ora è figlio di una situazione che è sfuggita di mano facendo perdere di vista l’identità per una acritica globalizzazione.
Secondo, non basta pensare a pannicelli caldi per chi perderà il lavoro: cassa integrazione o ammortizzatori sociali.
Terzo, ognuno per sé ogni paese del mondo deve fermarsi a ripensare quali sono le caratteristiche originali che li distinguono.
A questo punto, l’Italia deve ripensare il peccato originale della scelta industriale. Un paese senza materie prime non può sostenere industrie che costano. Quindi solo industrie che si possano autosostenere e per il resto il coraggio di tornare su propri passi per rivalutare e potenziare ciò che ci permette di vincere attraverso le materie prime che abbiamo: arte, ambiente, agricoltura, enogastronomia.
L’Italia ha un tesoro che può fruttare senza richiedere investimenti onerosi: sé stessa.
Ecologia, rivoluzione energetica, turismo, recupero delle attività artigianali, possono offrire posti di lavoro, proposta di soluzione ai giovani disoccupati e a tutti coloro che perderanno il lavoro. Ritorno ai territori abbandonati, miglioramento dello stile di vita e dell’ambiente.
Un piano globale e coordinato per tutte le regioni porterebbero alla realizzazione di infrastrutture, al rispetto e al controllo del territorio, all’ottimizzazione del vivere sociale, della convivenza, perché il ritorno alle realtà minori, riporterebbe a misura umana i bisogni e i rapporti umani.
Fantasia, creatività, umiltà, coraggio.
La strage degli innocenti
Vedendo tanti bambini palestinesi morti, io mi chiedo come sia possibile che, al solito, si guardi il dito che indica la luna e non la luna stessa.
Possibile che a nessuno sorga una domanda: da che mondo è mondo ci sono guerre e ne fanno le spese tutti, donne, anziani, e bambini; anche da noi c’è stata una guerra, in Europa c’è stata una guerra, nel mondo ci sono trenta conflitti a tutt’oggi, ma nelle guerre, come nelle catastrofi di ogni genere, gli adulti cercano di salvaguardare i bambini dalla morte.
Com’è possibile che a Gaza e dintorni non sia avvenuto e sembra quasi che sia avvenuto il contrario?
Benvenuti migranti ospiti!
Extracomunitari vil razza dannata!
Questo è il pensiero di molti, che per un motivo o per l’altro si sentono defraudati, invasi, derubati, da uomini, donne e bambini simili, uguali, come noi, esattamente come noi, che si differenziano da noi solo perché provengono da altre parti del mondo.
Allora mettiamola così: dovremmo essere onorati del fatto che in tanti scelgano di venire da noi, a casa nostra, perché vuol dire che amano il nostro paese e il nostro popolo. Andremmo, infatti noi in un posto dove penseremmo di stare male, o dove la gente, i luoghi, il clima non ci piacciono?
E chi ci viene a trovare a casa nostra, che si fida e affida a noi, la riterremmo invasore od ospite?
E l’ospite lo maltrattiamo, forse?! O cerchiamo di metterlo a proprio agio.
E se il nostro ospite si dimostra disposto a dare una mano in casa, a rendersi utile …..
Quante volte nella nostra vita di tutti i giorni ci sentiamo fuori luogo, immersi tra gente che non conosciamo e non ci conosce; ci sentiamo extracomunitari in casa nostra.
Allora non li deludiamo, facciamo sì che da immi-grati ci siano grati.
Allora, benvenuti amici immigrati, benvenuti ospiti graditi!
Purifica il tuo sguardo se vuoi veder la purezza
Purifica il tuo sguardo se vuoi veder la purezza,
va via dalla buccia se vuoi vedere il nocciolo: se non distogli lo sguardo dagli aspetti esteriori come potrai diventare un conoscitore di misteri?
Poiché ciascuna di queste parole ha un’anima e sotto ognuna di esse v’è un mondo…
tu cerca l’anima loro e passa via dal corpo, lascia perdere il nome e ricerca il nominato:
non tralasciare alcun dettaglio, finché diverrai compagno a Verità.
poesia di Maulānā Gialāl al-Dīn Rūmī
Desiderata
Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio.
Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti.
Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi ed incolti, hanno anch’essi una loro storia.
Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito. Se insisti nel confrontarti con gli altri rischi di diventare borioso ed amaro, perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te.
Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti.
Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo.
Usa prudenza nei tuoi affari, perché il mondo è pieno d’inganno.
Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è colma di eroismo.
Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti.
Non ostentare cinismo verso l’amore, perché, pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne come il sempreverde.
Accetta docile la saggezza dell’età, lasciando con serenità le cose della giovinezza.
Coltiva la forza d’animo, per difenderti nelle calamità improvvise. Ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine.
Al di là d’una sana disciplina, sii tollerante con te stesso.
Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d’esistere. E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v’è dubbio che l’universo si stia evolvendo a dovere.
Perciò sta in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di Lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell’esistenza, mantieniti in pace col tuo spirito.
Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sii prudente. Sforzati d’essere felice.
Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell’antica Chiesa di San Paolo
Continua ciò che hai cominciato e forse arriverai alla cima
Attraverso la fotografia, chi non ha voce può trovare il suo spazio
Fotografi Senza Frontiere incarna l’idea che l’altro ha sempre qualcosa da dirci, e se stiamo ad ascoltarlo è meno “altro” di quanto si creda.
Sentimenti ed emozioni congelati da uno scatto capace di immortalare un momento per spiegare la propria differenza che è anche unicità.
Attraverso la fotografia, chi non ha voce – e nell’immaginario collettivo vive solo nelle notizie di cronaca – può trovare il suo spazio e così conoscersi e confrontarsi con gli altri.
Per molti ragazzi, che da sempre vivono ai margini, in paesi lontani dagli standard occidentali di sviluppo, i nostri laboratori rappresentano un’opportunità di impadronirsi di una forma espressiva, di guardare con occhio critico ma partecipe il proprio universo culturale, di comprendere e comunicare agli altri la propria realtà.
La mostra vuole far conoscere al grande pubblico la onlus attraverso le immagini scattate dai bambini che hanno preso parte ai laboratori.
-
Archivi
- Febbraio 2009 (3)
- Gennaio 2009 (10)
- Dicembre 2008 (3)
- Novembre 2008 (7)
- Ottobre 2008 (11)
- Settembre 2008 (1)
-
Categorie
-
RSS
Ingressi RSS
Commenti RSS
“Le Figarò” 20 Febbraio 1909
Queste le parole con cui Filippo Tommaso Marinetti fonda il 20 Febbraio 1909 a Parigi il manifesto futurista.
L’Italia che litiga su un ponte, pur anche di un grandissimo architetto, perché Venezia non si tocca. Ma se nessuno l’avesse toccata, imbecilli che non siete altro, non sarebbe stata Venezia, non credete? E pensare che cent’anni fa Marinetti cantava i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi… L’Italia delle soprintendenze che “no” alla metropolitana, “no” al parcheggio, “no” al sottopassaggio, “no” addirittura a cestini e pattumiere che permetterebbero ai nostri centri storici di non esser letamai. Talebani della tutela, li ha chiamati l’archeologo Carandini nel suo ultimo pamphlet. Ma i talebani siamo tutti noi, mica solo le teste d’uovo al Ministero e a Italia Nostra: quanti di coloro che stanno leggendo questo editoriale erano favorevoli alla pensilina di Isozaki agli Uffizi? Gli Uffizi non si toccano, vero? Van tutelati e conservati, mica sviluppati! E infatti le nostre bellezze sono così ‘tutelate’ che il paese in trent’anni è scapicollato dal primo al quinto posto nella classifica delle mete turistiche mondiali. La Francia, eterna seconda all’epoca, ha capito dove stavamo sbagliando: ha costruito piramidi postmoderne dentro musei antichi, ha portato la vita dentro la cultura (oltre che la cultura nella vita), ha unito lo sviluppo alla tutela ed è oggi al primo posto di gran lunga. “È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologhi, di ciceroni e d’antiquarii”. Così si concludeva il Manifesto. In un paese dove il vivere contemporaneo è sport estremo, non fa forse impressione pensare che tali parole, che ci augureremo si concretizzassero domani, siano state scritte nel 1909? Nessun passo in cento anni. Nessuno. E anzi, a riflettere sulla progettualità che nonostante tutto esprimeva quell’Italietta liberty e belle époque di cent’anni fa, notiamo qualche passetto indietro. Consoliamoci col fatto di essere passati dal 2008, in cui si celebravano i quarant’anni della volgarità sessantottina, al 2009, in cui si festeggiano i cent’anni dell’abbacinante lucidità futurista. Non può essere una brutta annata. Coraggio! (da
« Documentaria è la fotografia della polizia scattata sul posto di un delitto. Quello è un documento. Vedi bene che l’arte è senza utilità, mentre un documento ha un’utilità. Per questo l’arte non è mai un documento, ma può adottarne lo stile. È quello che faccio io. » (Walker Evans)
Giuseppe Cocco 



