Giuseppe Cocco

fotografo

Crisi economica che fare

Recessione, vuole dire recedere, e quindi ripensare, ritornare sui propri passi. Chi troppo vuole nulla stringe e l’unica è spostare le lancette all’indietro. Da individui si dice sempre, in là negli anni, ah se avessi vent’anni ma con l’esperienza dei cinquanta, ebbene è proprio ciò che possiamo fare nel mondo globalizzato e progredito. Usare ciò che abbiamo conquistato riscoprendo il modo di vivere di alcuni decenni fa.

Da Davos tanta preoccupazione ma nessuna vera proposta o soluzione concreta.
Certo, fino a che i grandi economisti e i politici continueranno a ragionare con le pance piene e partendo dalla volontà di ristabilire la realtà precedente alla crisi non arriveranno ad una soluzione.
Primo, fare un time out, riconoscere che tutto ciò che si è fatto fino ad ora è figlio di una situazione che è sfuggita di mano facendo perdere di vista l’identità per una acritica globalizzazione.
Secondo, non basta pensare a pannicelli caldi per chi perderà il lavoro: cassa integrazione o ammortizzatori sociali.
Terzo, ognuno per sé ogni paese del mondo deve fermarsi a ripensare quali sono le caratteristiche originali che li distinguono.
A questo punto, l’Italia deve ripensare il peccato originale della scelta industriale. Un paese senza materie prime non può sostenere industrie che costano. Quindi solo industrie che si possano autosostenere e per il resto il coraggio di tornare su propri passi per rivalutare e potenziare ciò che ci permette di vincere attraverso le materie prime che abbiamo: arte, ambiente, agricoltura, enogastronomia.
L’Italia ha un tesoro che può fruttare senza richiedere investimenti onerosi: sé stessa.
Ecologia, rivoluzione energetica, turismo, recupero delle attività artigianali, possono offrire posti di lavoro, proposta di soluzione ai giovani disoccupati e a tutti coloro che perderanno il lavoro. Ritorno ai territori abbandonati, miglioramento dello stile di vita e dell’ambiente.
Un piano globale e coordinato per tutte le regioni porterebbero alla realizzazione di infrastrutture, al rispetto e al controllo del territorio, all’ottimizzazione del vivere sociale, della convivenza, perché il ritorno alle realtà minori, riporterebbe a misura umana i bisogni e i rapporti umani.
Fantasia, creatività, umiltà, coraggio.

1 Febbraio 2009 Pubblicato da giuseppecocco | CONSIDERAZIONI, OPINIONI, Pensieri | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.