La fotografia non rivoluziona il mondo però …..
La fotografia non rivoluziona il mondo, ma, attraverso la sua forza evocativa, la potenza creativa e testimoniale, supportate da un linguaggio esteticamente accattivante, induce a riflettere, e può cambiare le coscienze.
Può, altresì, rappresentare una rivoluzione con la sua capacità di parlare un linguaggio tra i più compresi al mondo, rendendola ambasciatrice di pace e strumento di dialogo, anche dove questo stenta a partire o ripartire. (continua nel Manifesto sull’impegno sociale della fotografia e dei fotografi autori)
I mezzi lenti permettono di vedere e incontrare di più
“… Dopo anni di bicletta sapevo che i mezzi lenti non sono solo un modo per vedere di più, ma anche un filtro per selezionare gli incontri. Difficile che un arrogante o un idiota si soffermi a scambiare due chiacchiere con il conducente di un’utilitaria o di una bicicletta. Quella gente che se mai si irrita, odia la lentezza per sprezzo o per segreta invidia; dunque viene svelata all’istante dal macinino che la esaspera con la sua andatura. Utilitarie e biciclette attirano i simpatici, i bambini, i matti, i solitari e i vecchi originali dalla memoria di ferro, che sono proprio le persone con cui vale la pena di fermarsi sulla strada della vita.” (da “La leggenda dei monti naviganti” Paolo Rumiz)
Ottimismo
“non smettere mai di sorridere, nemmeno quando sei triste, perchè non sai chi potrebbe innamorarsi del tuo sorriso.”
L’unico modo per non essere divorati da questa società è la lentezza del nostro sguardo
In una civiltà che produce e consuma così velocemente immagini, l’arte fotografica ci suggerisce che, l’unico modo per non essere divorati é la posa, la lentezza del nostro sguardo che osserva e collega le cose.
Il mio approccio consiste nel proporre un’immagine che appartenga a un ordine contemplativo, che sia “padrona del tempo” ispirata da sensazioni, pensieri, considerazioni.
Lo spazio nella rappresentazione fotografica è documento, testimonianza o interpretazione, trasfigurazione
Lo spazio è geografia, storia e immaginazione. Nella rappresentazione fotografica lo spazio è documento, testimonianza oppure interpretazione, trasfigurazione. A volte tutte le cose insieme. Quello che mi seduce e affascina sono la sovrapposizione e il registro speciale di questi aspetti: una doppiezza invisibile, un’immagine in apparenza descrittiva ma che contenga allusioni e rimandi non immediatamente percepibili.
La macchina fotografica come blocco di schizzi
“La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento dell’intuito e della spontaneità, il detentore dell’attimo che, in termini visivi, interroga e decide nello stesso tempo. Per “significare” il mondo, bisogna sentirsi coinvolto in ciò che si inquadra nel mirino. Questo atteggiamento esige concentrazione, sensibilità, senso geometrico. E’ attraverso un’economia di mezzi e soprattutto l’abnegazione di sé che si raggiunge la semplicità espressiva”.
Il fotografo è testimone del transitorio
“Ciò che è più soddisfacente per un fotografo non è il riconoscimento o il successo. E’ la comunicazione: ciò che dici può insegnare qualcosa ad altri, può essere di una certa importanza… il compito del fotografo non è di analizzare ogni umano evento. Non siamo dei pubblicitari. Siamo testimoni del transitorio”.
Una fotografia vale più di mille parole
La fotografia, valendo più di mille parole, linguaggio universalmente comprensibile, è in grado di potenziare, valorizzare, diffondere e rendere maggiormente divulgativi i temi Geografici, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, sempre meno avvezze alla lettura di testi; strumento d’eccellenza per rappresentare, documentare, conoscere, scoprire luoghi, realtà sociali; mezzo per visualizzare e concretizzare atmosfere e sensazioni astratte, monitorare la trasformazione di paesaggi e territori, scoprire, raccontare, promuovere e valorizzazione identità territoriali materiali e immateriali, ambienti caratteristici e caratterizzanti di territori.
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Giuseppe Cocco 



